domenica 28 dicembre 2008

La differenza si fa nel piccolo


Visto che ho già detto alcuni pallini che ho in testa ve ne dico un altro, che secondo me i risultati più significativi si ottengono lavorando sul piccolo e non sul grande.
Vi starete domandando che cosa vuol dire lavorare sul piccolo o lavorare sul grande, nel primo caso intendo tutte quelle azioni semplici che facciamo nella vita quotidiana, ad esempio andare a trovare un amico disabile, oppure essere volontario di una associazione che può lavorare con gli immigrati o con i disabili, invece nel secondo caso sono tutte quelle azioni fatte da enti nazionali di una certa dimensione ad esempio un progetto fatto dalla Regione o dallo Stato sull'emarginazione degli immigrati o dei disabili e così via.
Il rischio di lavorare nel grande è che si riesce ad intervenire in superficie, ma non si riesce ad arrivare in profondità del problema.
Invece lavorando nel piccolo, spesso si parte dal fondo fino ad arrivare in superficie.

L'importanza del contesto sociale


Un altro pallino che ho in testa è l'importanza del contesto sociale, che spesso viene tralasciato.
Il contesto sociale è il complesso di elementi culturali, ideologici, sociologici, economici, che caratterizzano un preciso ambito territoriale, quanti vi abitano e le relazioni che si sviluppano.
Se noi per capire quali fenomeni causano l'emarginazione prendiamo una persona isolata, senza il suo contesto sociale rischiamo di non capire a fondo cosa sta succedendo a quella persona.
Invece grazie all'analisi del contesto possiamo individuare degli elementi aggiuntivi che permettono di entrare sulle dinamiche che stanno attorno a quella persona.
Per dirla facile, a Santa Maria di Sala c'è una situazione diversa da quella di Padova, di Treviso, di Mestre e di altri paesi, e secondo me un progetto contro l'emarginazione fatto con l'analisi del contesto a Santa Maria di Sala non può essere fatto uguale a Padova e negli altri paese, perché ogni territorio a le sue caratteristiche, e c'è il rischio che il progetto fallisce.

venerdì 26 dicembre 2008

Un metodo per trovare informazioni - parte 2


Voglio continuare a parlare dell'intervista narrativa (scusate se insisto), ma per me è molto importante come punto da focalizzare.
Vi voglio fare un esempio; nel 1920 Thomas William e Znaniecki Florian, uttilizzarano l'intervista narrativa, per comprendere le condizione degli immigrati polacchi negli USA, dopo vari tentativi delle amministrazioni locali che non avuto successo.
Grazie a questo tipo d'intervista Thomas William e Znaniecki Florian sono riuscita a recuperare un sacco di informazioni utili, che hanno permesso d'intervenire sul problema in modo adeguato.
Pensate che dopo aver fatto queste interviste hanno scritto un libro "Il contadino polacco in Europa e in America", che ha ben 1764 pagine, pensate quante informazioni sono riusciti a tir fuori, con solo delle semplici interviste.

mercoledì 24 dicembre 2008

Un metodo per trovare informazioni

Guardando qualche dato sull'emarginazione, mi sono accorto che le informazione che vengono raccolte provengono principalmente da questionari a risposta si o no, e risposta multipla o da interviste strutturate, dove le domanda sono molto mirate e non lasciano una libera interpretazione al soggetto intervistato.
Invece ho notato che non viene usata, o viene usata in modo limitata l'intervista narrativa, che consiste in questo caso, di trovare delle informazione grazie a delle storie di vita raccontate da alcuni soggetti, che vengono ritenuti dall'intervistatore utile per trovare quel tipo d'informazione che gli serve.
Bisogna dire che il questionario e l'intervista strutturata sono semplici da costruire, sono veloci da fare (una persone risponde in breve tempo), consentono di intervistare un grande numero di soggetti ma non riesce ad andare il profondità e rimane solo sulle questioni superficiali.
Mentre l'intervista narrativa, è impegnativa da costruire, richiede parecchio tempo (un'intervista di questo tipo dura anche delle ore), consente di intervistare un numero ridotto di soggetti, ma permette di andare in profondità, di trovare le cause che hanno provocato l'emarginazione e di focalizzare il contesto dove sono i soggetti coinvolti.
Forse proprio per questi motivi è poco usata, perché richiede fatica e tempo, però consente di avere dei risultati utili per trovare informazioni.

L'immagine qui sopra, rappresenta un esempio di intervista strutturata, dove il soggetto che domanda "what are you doing? - cosa stai facendo? " ottiene una risposta "digging a hole to italy! - io sto scavando un buco in Italia!", però questa domanda non riesce ad ottenere le informazioni, per quale causa sta scavando quel buco, il soggetto poteva chiedere invece "ti posso chiedere che cosa rappresenta?" come avrebbe chiesto una persona che faceva un'intervista narrativa.

lunedì 22 dicembre 2008

L'emarginazione non è un'alternativa

Ho trovato molto interessante l'intervista al Presidente della Camera - Gianfranco Fini al settimanale Metropoli, e vi voglio riportare due passaggi che mi hanno colpito:

"L'emarginazione non è un'alternativa: è una sconfitta. Una sconfitta per tutti, per gli italiani non meno che per gli immigrati: l'emarginazione porta con sé la discriminazione e, se diventa cronica e diffusa, è fattore di disgregazione sociale."

"C'è da combattere anche un'altra forma di emarginazione, anzi di auto emarginazione. E' la tendenza all'isolamento sociale e culturale che agisce in una parte delle comunità di stranieri. E' una pulsione insidiosa e può essere favorita dal "politically correct" più bigotto. Penso al caso di quegli insegnanti che non hanno fatto partecipare i loro alunni alle celebrazioni dello scorso 4 Novembre con l'incredibile motivazione che l'omaggio alla bandiera tricolore avrebbe offeso la sensibilità degli scolari immigrati o a quello, non meno sconcertante, di un professore che ha rimosso il crocifisso dalla parete dell'aula dell'istituto dove insegna". Insomma, per il presidente della Camera, "il multiculturalismo inteso in senso dogmatico rischia di congelare lo straniero nella sua identità d'origine limitandone le possibilità di incontro e di dialogo."

Voi cosa ne pensate?

sabato 20 dicembre 2008

Il conformismo si il conformismo no è la terra del conformismo

Io riflettendo sulle molte cause che vanno ad incidere sull'emarginazione, mi batte in testa un chiodo fisso, cioè che agisce in maniera più o meno diretta il conformismo sull'isolamento delle persone.

ll termine conformismo indica una tendenza a conformarsi ad opinioni, usi e comportamenti già definiti in precedenza e politicamente o socialmente prevalenti.
In ambito sociale si definisce conformista colui che, ignorando o sacrificando la propria libera espressione soggettiva, si adegua e si adatta nel comportamento complessivo, sia di idee e di aspetto che di regole, alla forma espressa dalla maggioranza o dal gruppo di cui è parte (fonte: wikipedia).

Adesso vi spiego il perché; secondo me ci sono delle persone che emarginano perché non gli piace quella persona o perché non è d'accordo con le sue idee e così via, ed altre persone che emarginano perché sono influenzati dalle altre persone, magari questi soggetti da soli non avrebbero isolato quella persona.

Voi cosa ne pensate di questa mia idea?

giovedì 18 dicembre 2008

Quinto segreto: la vista inganna



Il quinto segreto per mettere in ginocchio l'emarginazione, e capire che la vista inganna. Vi starete chiedendo per quale motivo ho fatto questa affermazione, perché con le varie esperienze che ho fatto mi sono accorto che non tutto quello che vediamo corrisponde alla realtà.
Però io non sto dicendo che le persone che vediamo isolale ed allontanate dagli altri non sono emarginata, ma sto dicendo che molte persone magari dall'esterno sembrano non avere nessun problema, però loro stanno vivendo un dramma in famiglia o dentro di loro che ha comportato un allontanamento dalla società; ad esempio sto pensando ai bambini vittime di violenze. Soprattutto in questi casi sono difficili da farli venire a galla questi problemi.
L'unica cosa che posso dire è che per capire alcune situazioni non basta vederle, ma occorre approfondirle, e anche per la vista come per l'ascolto bisogna avere pazienza, e non avere la fretta di trovare la soluzione.

Perché come diceva un saggio di Santa Maria di Sala: “se vuoi pensate di vedere con gli occhi state sbagliando strada, perché la realtà non si vede ma si vive”.